Abstract (Italiano)
L'articolo analizza la persistenza e la trasformazione degli stereotipi di genere nei media contemporanei, evidenziando come l'innovazione tecnologica e la moltiplicazione delle piattaforme digitali non abbiano necessariamente prodotto una rappresentazione più equilibrata di uomini e donne. Attraverso l'esame di televisione, social media, pubblicità, piattaforme di dating, fiction e comunicazione istituzionale, il contributo mostra come i modelli tradizionali di femminilità e mascolinità continuino a essere riprodotti, pur assumendo forme più sofisticate e meno esplicite. L'analisi si concentra sui processi di autorappresentazione digitale, sulla narrazione della maternità, sulla divisione simbolica tra sfera pubblica e privata, sulla rappresentazione dell'autorità femminile, sui doppi standard applicati alla leadership e sulle logiche comunicative della pubblicità e dell'intrattenimento. Particolare attenzione è dedicata al ruolo degli algoritmi e delle metriche di engagement, che possono contribuire alla riproduzione di modelli culturali consolidati attraverso meccanismi di visibilità e consenso. L'articolo sostiene che gli stereotipi di genere non operano soltanto come residui del passato, ma come strutture culturali adattive capaci di ridefinirsi nei nuovi ambienti digitali. Si conclude che il superamento degli stereotipi non richiede la sostituzione di un modello dominante con un altro, bensì l'ampliamento del repertorio delle rappresentazioni disponibili, favorendo una pluralità di identità, esperienze e percorsi biografici che renda la diversità una componente ordinaria della comunicazione mediatica.
Abstract (English)
This article examines the persistence and transformation of gender stereotypes in contemporary media, arguing that technological innovation and the proliferation of digital platforms have not necessarily produced more balanced representations of women and men. Through an analysis of television, social media, advertising, online dating platforms, fiction, and institutional communication, the study demonstrates how traditional models of femininity and masculinity continue to be reproduced, albeit in more subtle and sophisticated forms. Particular attention is devoted to digital self-presentation, media narratives surrounding motherhood, the symbolic division between public and private spheres, the representation of female authority, gendered double standards in leadership, and the communicative strategies employed in advertising and entertainment. The article further explores how algorithms and engagement metrics may reinforce established cultural expectations by rewarding familiar patterns of representation rather than encouraging diversity. It argues that gender stereotypes should not be understood merely as remnants of the past but as adaptive cultural structures capable of evolving alongside technological change. Rather than advocating the replacement of one normative model with another, the study emphasizes the importance of expanding the range of legitimate representations available within contemporary media. It concludes that genuine gender equality in communication depends on the normalization of diverse identities, social roles, and life trajectories, allowing plurality to become an ordinary feature of media representation rather than an exceptional one.