L'IDEALISTA (LI) · VOLUME 4 · NUMERO 42 · Ottobre 2024

QUANDO LA CRONACA NON BASTA: IL RISCHIO DI RACCONTARE OGNI FEMMINICIDIO COME UN CASO ISOLATO

Abstract (Italiano)

L'articolo analizza il ruolo del giornalismo nella costruzione della rappresentazione pubblica del femminicidio, evidenziando i limiti di una narrazione prevalentemente centrata sulla cronaca episodica e sul sensazionalismo. Attraverso una riflessione sul linguaggio giornalistico, sulle pratiche di selezione delle fonti, sulla costruzione delle immagini e sulle logiche della notiziabilità, il contributo mostra come formule ricorrenti quali raptus, gelosia o amore finito male possano contribuire a individualizzare e psicologizzare la violenza, oscurandone le dimensioni strutturali e culturali. L'analisi esamina inoltre i processi di vittimizzazione secondaria, la tendenza a concentrare l'attenzione sulle decisioni della vittima piuttosto che sui comportamenti dell'autore, nonché il ruolo delle campagne istituzionali, del data journalism e del giornalismo delle soluzioni nel favorire una comprensione più ampia del fenomeno. Particolare attenzione è dedicata alla necessità di integrare la cronaca con il contesto sociale, storico e statistico, trasformando una successione di eventi apparentemente isolati in un oggetto di analisi pubblica e di riflessione collettiva. L'articolo sostiene che la responsabilità del giornalismo non consista soltanto nel documentare i singoli casi, ma anche nel formulare domande capaci di rendere visibili le dinamiche ricorrenti, i fattori di rischio e le condizioni che favoriscono la violenza di genere. Si conclude che una narrazione maggiormente orientata alla prevenzione, alla contestualizzazione e all'analisi strutturale può contribuire a una comprensione più approfondita del fenomeno e a un dibattito pubblico più consapevole.

Abstract (English)

This article examines the role of journalism in shaping public understandings of femicide, highlighting the limitations of media narratives that focus primarily on isolated criminal incidents rather than on the broader social structures underlying gender-based violence. By analyzing journalistic language, news values, source selection, visual framing, and narrative conventions, the study argues that recurrent expressions such as crime of passion, jealousy, or sudden rage may individualize and psychologize acts of violence while obscuring their structural and cultural dimensions. Particular attention is devoted to secondary victimization, the tendency to scrutinize victims' decisions more closely than perpetrators' behaviors, and the potential contribution of institutional communication, data journalism, and solutions journalism to a more comprehensive understanding of the phenomenon. The article further explores how contextual reporting, statistical evidence, and interdisciplinary expertise can complement traditional crime reporting by identifying recurring patterns, risk factors, and preventive strategies. It argues that journalism's democratic responsibility extends beyond documenting individual tragedies to fostering public understanding of the systemic conditions that sustain gender-based violence. The study concludes that integrating episodic reporting with structural analysis can improve the quality of public discourse, encourage prevention-oriented communication, and support a more informed societal response to femicide as a persistent social phenomenon rather than a sequence of exceptional events.

Keywords

Femicide Gender-based violence Crime reporting Journalism Media framing News values Data journalism Solutions journalism Victimization Media discourse

Come citare

Jantus Lordi de Sobremonte, A. G. (2024). “QUANDO LA CRONACA NON BASTA: IL RISCHIO DI RACCONTARE OGNI FEMMINICIDIO COME UN CASO ISOLATO”. L'Idealista , Vol. 4, No. 42, 1–4. https://doi.org/10.66431/1de4/id42jo .

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