Abstract (Italiano)
La trasformazione delle società europee in spazi sociali caratterizzati da crescente mobilità, pluralizzazione culturale e sovrapposizione delle appartenenze rende insufficiente interpretare il rapporto tra identità nazionale e immigrazione attraverso la tradizionale opposizione tra inclusione civica ed esclusione etnica. Il presente contributo propone una lettura dell’identità nazionale come infrastruttura cognitiva dell’appartenenza, ossia come insieme di categorie, criteri di riconoscimento, aspettative normative e rappresentazioni attraverso cui gli individui distinguono chi appartiene pienamente alla comunità politica da chi viene collocato ai suoi margini. Muovendo dalla prospettiva costruttivista e cognitiva sull’etnicità e sulla nazione, dalla teoria dell’identità sociale e dagli studi sui confini simbolici, l’articolo analizza il passaggio dalla differenza alla percezione della minaccia, sostenendo che l’esclusione non dipenda esclusivamente dalla presenza di concezioni etniche dell’appartenenza. Anche criteri apparentemente inclusivi —conoscenza della lingua, adesione alle norme, condivisione di pratiche e riferimenti culturali— possono trasformarsi in dispositivi selettivi quando vengono assunti come prove della legittimità dell’appartenenza. Viene quindi introdotto il concetto di soglia cognitiva di appartenenza, mediante il quale si descrive il punto, socialmente variabile, oltre il quale la differenza smette di essere interpretata come compatibile con il «noi» nazionale e viene ricodificata come distanza, estraneità o minaccia.
Abstract (English)
The transformation of European societies into social spaces increasingly shaped by mobility, cultural pluralisation, and overlapping forms of belonging makes the traditional opposition between civic inclusion and ethnic exclusion inadequate for interpreting the relationship between national identity and immigration. This paper conceptualises national identity as a cognitive infrastructure of belonging, namely as a system of categories, recognition criteria, normative expectations, and representations through which individuals distinguish those regarded as full members of the political community from those positioned at its margins. Drawing on constructivist and cognitive approaches to ethnicity and nationhood, Social Identity Theory, and research on symbolic boundaries, this article examines the transition from difference to perceived threat. It argues that exclusion does not arise exclusively from ethnic conceptions of membership. Apparently inclusive criteria —such as language proficiency, compliance with laws, and participation in shared cultural practices— may themselves become selective devices when they operate as tests of legitimate belonging. To explain this process, the paper introduces the concept of a cognitive threshold of belonging, defined as the socially variable point beyond which difference ceases to be perceived as compatible with the national “we” and is recoded as distance, otherness, or threat.