Abstract (Italiano)
La rappresentazione degli animali non umani nei media presenta una specificità che la distingue dalle altre forme di costruzione comunicativa dell’alterità: i soggetti rappresentati non partecipano alla definizione pubblica delle categorie, dei frame e dei significati attraverso cui vengono raccontati. Il presente contributo propone di interpretare la rappresentazione mediale dell’animale attraverso il concetto di etero-rappresentazione radicale, condizione nella quale l’identità pubblica di un soggetto viene prodotta quasi interamente da attori appartenenti a un’altra specie. L’articolo sostiene che buona parte del discorso mediale relativo agli animali destinati alla produzione alimentare sia organizzato da una grammatica della disponibilità, capace di trasformare il soggetto vivente in risorsa e prodotto. Tale processo produce una doppia invisibilizzazione: scompare l’individuo dietro la categoria merceologica e scompare contemporaneamente il sistema sociale che rende tale trasformazione ordinaria. Anche quando le condizioni di vita degli animali diventano oggetto di attenzione, la questione tende ad accedere alla sfera pubblica attraverso frame antropocentrici —ambiente, salute, economia— che funzionano come frame- ponte di legittimazione. Vengono distinti quattro regimi di rappresentazione: animale-soggetto, animale-vittima, animale-risorsa e animale-prodotto e viene poi proposto un modello di soggettivazione mediale basato su individualizzazione, agency, riconoscimento della sensibilità, visibilità del processo produttivo e autonomia della questione animale.
Abstract (English)
Media representations of non-human animals display a distinctive feature that differentiates them from other communicative constructions of otherness: the represented subjects do not participate in the public definition of the categories, frames, and meanings through which they are portrayed. This article introduces the concept of radical hetero- representation, a condition in which a subject’s public identity is produced almost entirely by actors belonging to another species. The paper argues that much media discourse concerning animals used in food production is organized by a grammar of availability, through which the living subject is transformed into resource and product. This process generates a double invisibilization: the individual disappears behind the commodity category, while the social system that makes such transformation ordinary simultaneously becomes invisible. Even when animal living conditions enter public debate, the issue tends to gain legitimacy through anthropocentric frames —environment, health, and the economy— operating as legitimizing bridge frames. Four regimes of representation are therefore distinguished: animal-as-subject, animal-as-victim, animal-as- resource, and animal-as-product. Finally, a model of media subjectivation is proposed based on individualization, agency, recognition of sentience, visibility of production processes, and autonomy of the animal question.