Abstract (Italiano)
Il presente paper propone una rilettura del voyeurismo come struttura transmediale della visione, superando la tradizionale interpretazione che lo riconduce esclusivamente a una pulsione psicologica o a una parafilia. Assumendo Decalogo VI (Dekalog, Sześć) di Krzysztof Kieślowski quale caso di studio centrale, il lavoro sviluppa un’analisi qualitativa comparativa volta a mostrare come il voyeurismo costituisca una modalità ricorrente di organizzazione della relazione tra spettatore e immagine, fondata sulla distanza, sull'asimmetria e sul non-intervento. L'indagine viene estesa a quattro ulteriori ambiti della cultura visuale —pittura, scultura, fotografia e fumetto— attraverso l'analisi della Venere di Urbino di Tiziano, de Il bacio di Auguste Rodin, di alcune opere fotografiche di Helmut Newton e di una selezione di fumetti di Milo Manara. Il quadro teorico si fonda sui contributi di Andrea Pinotti, Giancarlo Grossi ed Elisabetta Modena, che consentono di interpretare il voyeurismo alla luce dei concetti di soglia, immersione, emersione e posizione dello spettatore. I risultati confermano l'ipotesi di ricerca secondo cui il voyeurismo rappresenta una costante transmediale dell'esperienza estetica, assumendo configurazioni differenti in relazione ai dispositivi di visione adottati dai diversi media. Mentre alcune opere trasformano lo sguardo in un problema etico, altre lo estetizzano o lo integrano nel piacere narrativo, evidenziando come la responsabilità dello spettatore dipenda dal modo in cui ciascun dispositivo costruisce la relazione tra chi guarda e ciò che viene guardato.
Abstract (English)
This paper reconceptualizes voyeurism as a transmedial structure of vision, moving beyond its traditional interpretation as merely a psychological impulse or a clinical paraphilia. Taking Krzysztof Kieślowski's Dekalog VI (Dekalog, Six) as its central case study, the paper develops a qualitative comparative analysis demonstrating that voyeurism constitutes a recurring mode of organizing the relationship between viewer and image, grounded in distance, asymmetry, and non-intervention. The analysis is extended to four additional domains of visual culture —painting, sculpture, photography, and comics— through the examination of Titian's Venus of Urbino, Auguste Rodin's The Kiss, selected photographic works by Helmut Newton, and a number of comics by Milo Manara. The theoretical framework draws upon the contributions of Andrea Pinotti, Giancarlo Grossi, and Elisabetta Modena, whose concepts of threshold, immersion, emergence, and spectatorship provide the analytical foundation of the study. The findings support the hypothesis that voyeurism operates as a transmedial constant of aesthetic experience while assuming different configurations according to the visual devices employed by each medium. Whereas some works transform looking into an ethical problem, others aestheticize or normalize it within narrative pleasure, demonstrating that the spectator's responsibility ultimately depends on how each visual dispositif constructs the relationship between the observer and the observed.